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Intervento di Alessandro Ambrosi, presidente Camera di Commercio di Bari

AmbrosiI numerosi avvenimenti succedutisi nel nuovo millennio sottolineano l’entità e la portata dei mutamenti strutturali e di lungo termine dei contesti politici, economici e sociali a livello internazionale. Scenari con i quali le nostre piccole e medie imprese non possono che confrontasi, magari trovando nella Fiera del Levante una importante interlocutore.

Perché, al di là del luogo fisico, vedo nella Fiera del Levante un potenziale tavolo di confronto permanente fra gli enti fondatori e le altre istituzioni del territorio per le azioni di programmazione e le politiche di supporto promozionale ai settori più rilevanti dell’economia  del territorio. Con il nuovo management si è difatti imboccato un percorso diverso, che vuole costruire intorno alla Fiera un brand territoriale, oltre che un contenitore aperto tutto l’anno, da destinarsi anche ai privati per finalità connesse ad una più ampia azione di marketing del “prodotto Puglia”, con notevoli riverberi in tutta l’area mediterranea.

Con i soci fondatori il nuovo management sta condividendo il percorso di destagionalizzazione. Non a caso si è detto più volte “una fiera aperta tutto l’anno”, perché dobbiamo superare la visione un po’ anacronistica e naif della campionaria di settembre. La Fiera deve produrre energie e sinergie da reinvestire sul territorio e sulle sue imprese, diventando occasione per la creazione di reti virtuose di cooperazione a livello territoriale ed internazionale. Penso allo spazio di Eataly, che sarà una grande occasione di visibilità per i nostri prodotti tipici ma anche al nuovo padiglione ed al suo articolato Centro Congressi, che farà molto in senso culturale, oltre che essere più di una boccata d’ossigeno per ristoratori ed albergatori. Quando si parla di strategie di supporto si rischia di addentrarsi in proposte o politiche che non hanno riscontri oggettivi concreti, di breve-medio termine, per le imprese. Questi di cui stiamo parlando mi sembrano fatti. Questi sono i tratti salienti di una Fiera-brand  che può tornare davvero utile alle nostre imprese.

E’ inevitabile che in questo scenario la presenza ed il ruolo dell’Ente camerale si arricchiscano di nuovi compiti e responsabilità. Pur restando negli obiettivi statutari della Camera di Commercio e cioè nella tradizionale mission istituzionale di sostegno allo sviluppo del sistema imprenditoriale territoriale, non si può più prescindere da una profonda rivisitazione del ruolo dell’ente così come rivisto dalla legge di riforma e cioè quale punto d’incontro tra le politiche regionali e nazionali, richiamando la capacità di proporre azioni in grado di sostenere a tutto campo le strategie di innovazione e di qualificazione dello sviluppo imprenditoriale locale. La Camera di Commercio di Bari, che alla Fiera del Levante – e lo sostengo con orgoglio - ha dato i natali, può davvero offrire un contributo ulteriore nella definizione delle iniziative dell’ente fieristico durante l’anno, anche fuori del quartiere. Penso ad una partnership operativa che realizzi azioni specifiche, ottimizzando i know how che ciascuna istituzione può rendere disponibili  e che possono riguardare anche l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese. Dal policentrismo alla poliarchia, ha suggerito sul numero di Bari Economia e Cultura dedicato alla Fiera del Levante Aldo Bonomi, che “faccia condensa tra gli attori della rappresentanza d’aria vasta, affinché ognuno faccia quel che sa fare meglio” e quindi, attraverso la Fiera, fare una nuova rappresentazione della città, del turismo, delle imprese. Sono tempi difficili. Un territorio non può più permettersi di sprecare energie e denaro. Ogni istituzione ha le sue peculiarità e la Fiera del Levante può diventare, torno a dirlo, un contenitore di idee, una fabbrica di iniziative che vedono il coinvolgimento dei vari stakeholders. L’obiettivo è far crescere la comunità e le sue imprese, dalla cultura ai prodotti tipici. 

D’altronde l’impresa oggi non coincide più con i confini del manifatturiero e della trasformazione dei tradizionali fattori di produzione, ma assume prerogative ed ambiti di intervento molto più complessi ed articolati, a partire da investimenti sempre maggiori in fattori immateriali quali conoscenza e cultura. La Fiera del Levante deve rispondere a queste sfide.

Ci sono città europee che sono rinate facendo di gran lunga meno ma facendolo molto meglio. Che sono state in grado, pur non avendo l’offerta “totalizzate” di Bari e della Puglia, di posizionarsi con successo negli itinerari turistici e culturali, con ricadute straordinaria sull’economia in senso lato. E’ bastata un’iniziativa importante ed un’architettura “firmata” a contenerla per determinare consenso e seguito, negli anni. Ritengo che il nuovo padiglione della Fiera del Levante possa essere l’incipit di una storia diversa e meno oleografica non solo della Fiera ma anche della città di Bari.  Che possa essere un’occasione ben oltre la campionaria di settembre, le specializzate, la convegnistica ed i congressi. E’ uno spazio che si presta ad usi diversi. Adesso che abbiamo il contenitore dobbiamo sforzarci di riempirlo di contenuti, per far coincidere significante e significato nel nuovo posizionamento di Bari, delle sue imprese e di un’intera comunità. In questa missione la Camera di Commercio, proprio per il suo essere terra di mezzo fra privato e pubblico,  può dare il suo concreto contributo allo sviluppo locale, inteso nell’accezione più ampia, entrando di diritto e con piena responsabilità nella governance multilivello territoriale che riveste una dimensione sempre più strategica nelle politiche pubbliche di accompagnamento e di stimolo allo sviluppo economico e sociale del territorio.

Mi rendo conto: si tratta di compiti ambiziosi e impegnativi non solo per la Camera di Commercio ma anche per gli altri soci fondatori e per le istituzioni coinvolte o da coinvolgere.

Queste novità costituiscono - è bene sottolinearlo in modo adeguato - non un punto di arrivo, ma una vera e propria sfida per i servizi e le competenze di tutte le istituzioni del territorio, per un percorso di crescita e di rafforzamento istituzionale della Fiera del Levante e del quartiere fieristico nel più ampio contesto delle politiche di sviluppo territoriale. Quando si parla di Fiera del Levante “serve ragionare con il cuore a Bari e con la testa nel resto del pianeta” ha suggerito giustamente un’autorevole firma del nostro giornalismo, tenendo anche conto del fatto che la città, attraverso la sua Fiera,  si appresta ad essere anche la “palestra” del contributo di Bari  all’Expo 2015, l’Esposizione Universale che avrà sede a Milano, e di cui il capoluogo sarà una sezione decentrata. D’altronde su  tradizione, creatività e innovazione nel settore dell’alimentazione, che sono i temi dell’Expo, Bari e la Puglia  hanno molto da dire.

La Fiera è nata dal mondo delle imprese, ne è stata espressione. E poiché la paternità, se autentica, è una responsabilità senza pretese di proprietà, credo che le imprese, attraverso il mondo della rappresentanza, debbano darsi direttamente un ruolo attivo nella nuova mission fieristica, un ruolo propositivo, che debbano concretamente contribuire al nuovo corso, attivando un canale costante di dialogo con gli altri soci fondatori e le istituzioni del territorio, affinché venga rinsaldato il legame fra la Fiera del Levante e le migliori espressioni produttive del territorio.  E’ un’opportunità straordinaria che ci viene offerta e che acquista ancora più valore per il ruolo che Bari si sta dando e che la geo-politica di questo inizio di Millennio le va assegnando, non solo per una posizione geografica ma anche per intraprendenza economica del territorio in termini di export, nonostante la crisi degli ultimi anni.

Insisto  sulla necessità di fare squadra, a tutti i livelli. Il nostro impegno di socio fondatore e di casa delle imprese è proprio questo, su obiettivi condivisi,  affinché la Fiera del Levante riacquisti dinamismo e spessore, con un ruolo ben definito nello scenario fieristico nazionale ed estero.

Le nostre aziende hanno bisogno di posizionarsi meglio sui mercati. E la Fiera del Levante, a sua volta, ha bisogno di “rilanciarsi” con un forte sostegno da parte di tutti gli attori del territorio. Alle imprese occorre assicurare maggiore visibilità e proporre programmi e strategie di marketing territoriale. Alla Fiera una governance di sistema in cui convergano politica, programmazione, promozione del territorio. 

La Fiera del Levante è una straordinaria vetrina che deve essere ancora di più al servizio del territorio. La Fiera, contenitore ma anche brand, marchio-marca della nostra regione, affinché sia immediatamente percepibile e riconoscibile sui mercati esteri, come dicevo prima. Una Fiera, inoltre, aperta tutto l’anno grazie alle Specializzate, non può che dare ossigeno ai traguardi di qualità e innovazione raggiunti da alcune  nostre produzioni, e al territorio attraverso il Centro Congressi,  un polo congressuale collegato alla vasta rete di attività alberghiere e di ristorazione di cui la città e il suo hinterland è ampiamente dotata.

Quindi la nuova mission dell’ente fiera deve essere quella di ridare  protagonismo ai nostri prodotti d’eccellenza, attraverso una esposizione moderna, un contenitore all’altezza di  un mercato altamente competitivo che deve vivere tutto l’anno. E come ha più volte sottolineato il presidente Gianfranco Viesti deve dar vita anche ad un vero e proprio quartiere delle nostre idee e della nostra creatività, attraverso la collocazione nell’area fieristica di operatori economici in padiglioni polifunzionali. Si tratta, in pratica, di favorire l’inserimento di attività permanenti per arrivare tra qualche anno a una “fiera della Puglia” che produca e crei utili per dodici mesi. Tra l’altro alcune iniziative, coerenti con questa impostazione, sono già state realizzate o sono in cantiere e vedranno la luce quest’anno.

La Fiera del Levante, Farnesina delle imprese pugliesi e meridionali nel mondo, è stato detto. Si, anche. Ci serve però adeguare i linguaggi, perché viviamo in un mondo degli affari e dello scambio sempre più caratterizzati dalla intangibilità che ci obbligano a rivedere i nostri modelli di promozione e organizzazione degli scambi. Quale occasione migliore per declinare insieme  una nuova Fiera del Levante, per pensare ad una nuova organizzazione che contempli le sollecitazioni del web in rapporto alla clientela?

Le fiere sono importantissime per le imprese e le imprese devono diventare i primi “azionisti” della Fiera del Levante ristrutturata nelle finalità. Le imprese devono viverla come un’opportunità, come un investimento che rende, come una straordinaria occasione di promozione delle loro attività e dei loro sforzi innovativi, di processo e di prodotto. Ma questo credo potrà accadere solo ri-collocando la Fiera del Levante sul mercato, anche alla luce dei nuovi scenari fieristici nazionali, europei e mediterranei. Ci auguriamo che la Fiera diventi sempre più specializzata, sempre più settoriale e connessa con i bisogni del territorio e delle sue imprese. Un contenitore aperto tutto l’anno, torno a dire e concludo,  anche per le iniziative culturali e del tempo libero.

Alessandro Ambrosi,

presidente Camera di Commercio di Bari

 

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